L'ultimo nastro di Krapp - Press conference

L'ultimo nastro di Krapp di Samuel Bekett
traduzione Carlo Fruttero

Press conference di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra

con Renato Carpentieri
il bambino è Agostino Cossia
le voci della stampa sono di Valentina Acca, Annalisa D'Amato, Patrizia Lopez, Andrea Renzi, Lorenzo Vacalebre

regia Roberto Andò
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
suono Hubert Westkemper

L'ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd 
per gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd

produzione Teatro di Napoli - Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival - Campania Teatro Festival



Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola, memoria e potere, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri. Ne L’ultimo nastro di Krapp, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio, traccia, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”, sospeso tra ironia e struggimento, tra lucidità e disfatta. In ideale e inquietante contrappunto, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci, evidenziando, attraverso l’ironia tagliente di Pinter, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. Se in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.

Roberto Andò note di regia
Nel 2006 Harold Pinter interpretò L’utimo nastro di Krapp con la regia di Ian Rickson nella sala piccola del Royal Court Theatre di Londra. Pochi giorni prima del debutto, mi telefonò per invitarmi a vedere lo spettacolo. Disse che sarebbe stato il suo congedo dalle scene. Non aggiunse altro, ma era facile intuire che sarebbe stato qualcosa di più definitivo e solenne a cui non potevo mancare. In quel momento ero alle prese con un lavoro ma feci in modo di liberarmi e andare a Londra, anche se non potei essere alla prima. Fu una serata memorabile, e alla fine dello spettacolo Pinter mi invitò a bere un bicchiere di champagne nel bar del teatro insieme ad altri amici che erano venuti a festeggiarlo. Fu l’ultima volta che lo vidi, e il ricordo di quella sera è per me indelebile e pieno di echi. Nel corso dei nostri precedenti incontri, Harold mi aveva più volte parlato di Beckett, della sua speciale devozione al grande irlandese, del rituale con cui gli aveva fatto leggere fino alla fine i suoi drammi in anteprima. Mettere in scena l’Ultimo nastro di Krapp insieme a Press Conference è un modo di chiudere il cerchio della memoria, facendo i conti con un vertice assoluto della drammaturgia del Novecento, il primo che Beckett scrisse in inglese, e con l’ultimo Pinter che in questo pezzo fulmineo riesce a spaventarci e, contemporaneamente, a gelarci in una risata angosciata (E’ una Commedia? E’ una tragedia? - direbbe Bernhard) con un ministro della cultura che nel corso di una conferenza stampa minaccia i giornalisti e prefigura i modi farseschi della dissoluzione della politica. Il Krapp è invece direttamente connesso all’eredità di Joyce, al tema della memoria che in gioventù aveva fatto scrivere a Beckett un fondamentale saggio su Proust, dedicato a quella che lo scrittore della Recherche descrive come “l’indefinibile contraddizione della sopravvivenza e del nulla”. Da cui la divertita annotazione di Beckett: “L’uomo di buona memoria non ricorda niente perché non dimentica niente”. Nella pièce, il protagonista fa i conti con i relitti che affiorano da una vita di fallimenti. Nell’immagine finale lo vediamo sigillato in un silenzio enigmatico davanti al nastro che gira a vuoto, e la sola parola che viene in mente è lessness. La micidiale potenza del Vuoto. Beckett racconta l’eclissi dell’interiorità, del tempo interiore, dunque della memoria come prerogativa elettiva dell’uomo. Krapp cerca disperatamente di riconoscersi nella propria voce registrata ma è un tentativo fallimentare. Press Conference di Pinter sposta la parola nell’arena dello spazio pubblico, e profeticamente mette in primo piano il linguaggio minaccioso che ha occupato la scena della politica. Va da sé, che non avrei mai rappresentato questi testi se non avessi potuto contare su un attore come Renato Carpentieri. A chi potrà stupirsi di questo abbinamento, dico che non si tratta di un abbinamento. La presenza del testo di Pinter è una dedica, va cioè considerata come si valuta una epigrafe in un romanzo. Come una risonanza, o la traccia di una eredità. Il criterio con cui consiglio di porsi di fronte a questi due testi riuniti in un unico spettacolo è di tipo musicale, come se in un concerto si assistesse prima a un lungo lied e poi a una suite molto breve. 
 
Durata: 1h circa

La Stagione di Prosa 2026-2027 è realizzata dal Teatro del Giglio Giacomo Puccini in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus