Oscar

di Linda Dalisi

con Sonia Bergamasco
e con Alessandro Bay Rossi, Giulia Heathfield Di Renzi, Nicola Mastroberardino, Giulia Mazzarino, Massimiliano Speziani, Beatrice Verzotti

regia Antonio Latella
scene Giuseppe Stellato
costumi Graziella Pepe
musiche e suono Franco Visioli
luci Simone De Angelis
movimenti Francesco Manetti
assistente alla regia Paolo Costantini
dottorando ANAD Danilo Maglio 

foto Andrea Adriani

produzione Teatro Stabile dell'Umbria

Antonio Latella note di regia
Leggendo Oscar, testo di Linda Dalisi, ho un’immagine che si è fatta chiara da subito, un ricordo… il film di Kurosawa Sogni. Il primo capitolo inizia con un bimbo sotto la pioggia fuori dalla casa; la madre lo redarguisce e gli dice di non allontanarsi, che quando piove così, le volpi celebrano il loro matrimonio e a chi le vede può succedere qualcosa di brutto. Il bimbo, nonostante le intimidazioni della madre, si allontana e vedrà le volpi che a loro volta vedono lui; poi il bimbo scappa e torna a casa, la madre lo scaccia e dice di non volerlo più in casa perché si è allontanato troppo e ha visto troppo, e che sono arrivate le volpi che hanno lasciato qualcosa per il bambino: un pugnale affinché il bimbo si uccida. La madre gli consiglia di supplicare le volpi e di salvarlo dalla sua voglia di morire. 
La Oscar di Linda Dalisi ha visto troppo, ha abbandonato la casa e tutto quello in cui credeva per vedere, come non aveva mai visto prima, vedere la sua città, il suo popolo andare a pezzi. Questo vedere non le permetterà di essere più la Oscar cresciuta come uomo dal padre al servizio della monarchia. Una volta che Oscar vede, si spezza, perde tanto di ciò in cui credeva, ma soprattutto perde molto della sua identità. Diventa un essere incompiuto, ed è questa incompiutezza che mi emoziona e mi porta a qualcosa di lontano. Qualcosa che ancora oggi faccio fatica a ricordare e quindi a riportare al cuore; proprio come Oscar, non ricordo quando è accaduto in me il cambiamento, quando mi sono reso conto di essere incompiuto e inadeguato, ma questa inadeguatezza è un potente balsamo per innescare quel processo creativo che da sempre provo a custodire e proteggere. Un arco scaglia la prima freccia, forse Cupido o forse uno degli archi orientali tanto presenti nei film di Kurosawa, arma o filosofia di vita. Credo che la Oscar di Linda sia una creatura abituata a dare, ma a non chiedere mai nulla indietro. Tutti i personaggi sono incompiuti, tutti i personaggi finiscono senza mai completarsi, e si consegnano alla morte incompiuti; ed è forse per questo motivo che vagano come fantasmi in una terra di mezzo che perde l’alto e il basso, una terra dove la forza gravitazionale perde il suo potere di attrazione liberando finalmente le anime dai corpi e consegnandole all’Amore, il solo Dio che forse abbiamo tutti più o meno conosciuto. Solo nell’istante in cui si sente l’amore possiamo nascere, e per questo morire, nello stesso attimo in cui la freccia ci colpisce al petto. Dio si prende gioco di noi.

Linda Dalisi sugli eventi
Oscar, figlia di un generale fedelissimo alla monarchia desideroso di eredi maschi, viene cresciuta come un soldato affinché segua la carriera militare del padre. Diventata comandante della guardia reale francese, Oscar protegge Maria Antonietta da quando arriva in Francia come promessa sposa del futuro Luigi XVI, e diventa per la regina quasi un angelo custode. Le due donne, coetanee, si innamorano dello stesso uomo, il conte svedese Hans Axel von Fersen. Ma se entrambe non possono vivere pubblicamente questo amore - Maria Antonietta perché regina di Francia, Oscar perché cresciuta nella negazione di questa possibilità – il sentimento della giovane regina sarà corrisposto fino alla fine dei suoi giorni, come poi ha rivelato l’intenso carteggio segreto tra i due. Il legame tra Oscar e Maria Antonietta, basato sulla lealtà e dedizione della prima, inizierà a sfaldarsi quando Oscar osservando la realtà che la circonda, metterà sulla bilancia della giustizia la povertà, la disparità sociale e la condotta della famiglia reale e dei nobili. Il mondo
assiste alla nascita di un pensiero nuovo, di voci che si alzano in difesa dei deboli, di ideali e di riscatto civile, collettivo e individuale. Il culmine di questa presa di coscienza di Oscar coinciderà con la presa della Bastiglia, il 14 luglio 1789, data in cui l’eroina muore nel nome della libertà, combattendo al fianco del popolo e non più come guardia reale.

Linda Dalisi note sul testo
Il confronto con OSCAR è stato lungo e ha attraversato varie fasi. L’ho osservata a lungo, come si osserva il Guernica di Picasso, cercando di controllare e interpretare le vertigini che provoca. Da lì è nata una mappa, un’indagine, una figura che beve l’acqua alla fonte della memoria per trovarsi al cospetto di un ritrattista divino e saper rispondere alla domanda “chi sei?”. Ho sempre avuto fermo il timone sul desiderio di raccontare comunque una storia, ma cercando di estrarre da quella storia una essenza legata al presente. Un presente fatto di donne che lottano per la vita e per la libertà. Oscar non impugna spada, fioretto o fucile, ha in mano un arco e studia le teorie degli arcieri giapponesi. È sopravvissuta alla sua storia, è diventata più di un personaggio universale, è puro spirito che conserva però la febbre del corpo. Quel bersaglio da centrare con le frecce, è il simbolo della indagine su se stessa e sul suo modo di parlare agli altri. Non c’è solo la lotta per affrancarsi dalle imposizioni familiari e della società intera, non ci sono solo le maldestre affermazioni di una identità sempre un po’ bambina, ma c’è l’osservare il mondo, osservare gli altri empaticamente e soffrire. Le altre donne con cui si confronta la portano a togliere dagli occhi gli strati che offuscano il senso di tenerezza per il prossimo, amplificando parallelamente la rabbia, il senso di impotenza e il desiderio di rinascita. Oscar si chiede se abbia due cuori, un po’ come Simone Weil diceva “Se avessi più vite ne consacrerei una al teatro”. Ma la vita è una e a volte si arriva in ritardo sulle cose. Come ad esempio l’amore. Non è troppo tardi per viverlo, ma la Storia ha messo in moto un
ingranaggio enorme, e Oscar vuole farne parte. I due cuori di Oscar sono un po’ il trovarsi sempre di fronte a questo dubbio. Domanda costante che a volte paralizza: meglio vivere l’amore trovato o lottare per i propri ideali? Cosa siamo disposti a sacrificare? Cosa fa vivere per sempre? Prevarrà il senso di lealtà o quello di giustizia? 
Oscar è ora su questo crinale: da un lato il silenzio, dall’altro l’immortalità.

personaggi e interpreti
Oscar Sonia Bergamasco
André Nicola Mastroberardino
Maria Antonietta Beatrice Verzotti
Fersen Alessandro Bay Rossi
Rosalie Giulia Heathfield Di Renzi
Jeanne Giulia Mazzarini
Un uomo che forse è Roberpierre Massimiliano Speziani

Durata: lo spettacolo debutterà nel corso della stagione

La Stagione di Prosa 2026-2027 è realizzata dal Teatro del Giglio Giacomo Puccini in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus